Il 26 marzo dalle 9 alle 13 nell’Aula Giorgio Prodi dell’Università di Bologna giuristi, istituzioni e rappresentanti saharawi discutono gli accordi Ue-Marocco e il ruolo della cittadinanza in un confronto sul diritto internazionale e le responsabilità dell’Europa.
I saharawi: un popolo in esilio da oltre 50 anni nei campi profughi del deserto algerino.
Il Sahara Occidentale: il loro territorio d’origine, occupato dal Marocco, che ne sfrutta le risorse naturali senza consenso, stipulando accordi commerciali con l’Unione Europea.
Di questa intricata questione internazionale si parlerà a Bologna nella conferenza “La questione del Sahara Occidentale: la giurisprudenza della Corte Europea sugli accordi commerciali. Il ruolo della cittadinanza e della solidarietà”.
L’evento è organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bologna e dal CISP in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Comune di Albinea e le associazioni Rete Saharawi, Nexus Emilia-Romagna, Kabara Lagdaf e Rete Tifariti. Obiettivo di questa lezione aperta al pubblico è coinvolgere la cittadinanza nella riflessione su un nodo centrale: le responsabilità dell’Europa nella conclusione di accordi commerciali senza il consenso di un popolo le cui risorse vengono sfruttate in un territorio illegittimamente occupato.
Un tema di diritto internazionale legato all’autodeterminazione del popolo saharawi che si intreccia con l’impegno della cittadinanza italiana a fornire aiuti umanitari alla popolazione rifugiata e a sostenere la legalità e la pace.
L’incontro sarà aperto da Luca Rizzo Nervo, Delegato alle politiche su Immigrazione e Cooperazione Internazionale presso la Presidenza della Regione Emilia-Romagna e da Giulia Olmi del CISP, in rappresentanza delle associazioni ed enti locali che sostengono il popolo saharawi con interventi diretti sia sugli aspetti politico-diplomatici e del rispetto dei diritti umani, sia sul sostegno umanitario e sullo sviluppo sociale nei campi dei rifugiati saharawi in Algeria.
A seguire Marco Balboni, professore di Diritto Internazionale al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bologna, modererà gli interventi di:
Il popolo saharawi vive da oltre 50 anni diviso tra i campi profughi nel deserto algerino e il Sahara Occidentale occupato, rivendicando il proprio diritto all’autodeterminazione e la sovranità su questo territorio. In aprile la Regione Emilia-Romagna con Luca Rizzo Nervo sarà a capo di una delegazione di associazioni ed enti locali in una missione in Algeria, nei campi dei rifugiati saharawi, per visitare gli interventi umanitari sostenuti dalla cooperazione territoriale regionale.
I campi dei rifugiati saharawi sono situati a sud-ovest dell’Algeria, nella Regione (Wilaya) di Tindouf, in una zona desertica, attorno a fonti d’acqua.
Da oltre 50 anni l’Algeria ospita la popolazione saharawi, in attesa del compimento del Piano di Pace ONU firmato nel 1989 da entrambe le parti in conflitto, che ha istituito la MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale). Tramite tale Missione, l’ONU ha definito la lista dei votanti e l’iter per la realizzazione del referendum, che non è mai avvenuto per via del ritiro dal Piano di Pace da parte del Marocco.
I campi sono organizzati in 5 Wilaya (provincie) che portano i nomi delle città principali del territorio di origine: Al Ayun, Smara, Ausserd, Dajla, Bojador. Ogni Wilaya si compone di 7 o 8 daira (comuni). La popolazione è governata dalle istituzioni della RASD – Repubblica Araba Saharawi Democratica, proclamata nel 1976, tramite i Ministeri, ognuno per settore di competenza, e la Mezza Luna Rossa Saharawi, ente umanitario, referenti per gli aiuti esterni di cui vive la popolazione.
La popolazione di 173.600 persone (fonte ACNUR, 2018) ha lo status di rifugiati, ovvero sotto tutela delle Nazioni Unite che dà loro diritto alla protezione e agli aiuti umanitari per la sopravvivenza. Tali aiuti provengono dalle agenzie ONU, dall’Unione Europea (ECHO), dalla cooperazione di alcuni stati come Italia e Spagna, da Ambasciate estere in Algeria, dalla cooperazione territoriale e dalle associazioni di solidarietà (soprattutto di Italia e Spagna). Nel 2025 con il ritiro dei finanziamenti USA alle agenzie ONU e la riduzione di altri donatori, gli aiuti già pianificati sono stati decurtati del 40%.
Gli aiuti umanitari sono organizzati principalmente dalle agenzie ONU e dalla Mezza Luna Rossa Saharawi che coordinano gruppi di lavoro secondo i settori d’intervento a cui partecipano tutti i donatori e le 18 ONG internazionali presenti nei campi, tra cui il CISP, riunite a loro volta in un consorzio.